giovedì 1 dicembre 2016

Tutto l'anno in una vetrata: dicembre



Sembra impossibile, ma (fin troppo velocemente) siamo arrivati all'ultimo mese del 2016 ed è giunto il momento di staccare il dodicesimo "foglio" del calendario che ho scelto per quest'anno: il Ciclo dei mesi della vetrata realizzata nel primo quarto del XIII secolo per il deambulatorio sud della cattedrale di Chartres.
Eccoci, dunque, pronti a vedere cosa ci riserva il mese di dicembre:




Stavolta nessun contadino occupato in una di quelle attività agricole che, all'epoca, scandivano il corso dell'anno e in cui tutti potevano riconoscere il trascorrere delle stagioni.
Il Mese è raffigurato come un re con tanto di corona, abbigliato con una lunga tunica rossa, mentre- seduto al centro di una tavola imbandita, dove si distinguono una testina di maiale, alcuni pani con la crosta decorata con una croce, una caraffa di vino e dei pesci-  è intento ad alzare una coppa come in un brindisi.
Il banchetto forse allude alle feste di Natale, uno dei pochi momenti dell'anno, in cui anche i più poveri trovano la maniera di celebrare con una tavola meno misera che nel resto dell'anno e i più ricchi ricevono omaggi e doni dai loro pari. 
Un mese, dunque, raffigurato sotto il segno della festa e dell'allegria del breve periodo in cui, una volta tanto, si celebra l'abbondanza e che può servire di augurio e di speranza per l'anno che verrà.  





martedì 1 novembre 2016

Tutto l'anno in una vetrata: novembre




Primo del mese e nuovo foglio del calendario che ho scelto per quest’anno: il Ciclo dei Mesi della vetrata realizzata nel primo quarto del XIII secolo per il deambulatorio sud della cattedrale di Chartres.
L’ignoto maestro vetraio, evidentemente più abile nel tagliare le tessere di vetro, nel pitturarle a grisaglia e nel montarle, che nel leggere, ha sbagliato a copiare la scritta che denomina il mese e che forse compariva nel cartone preparatorio: al posto di "novembre" ha scritto "dicembre".
Ai fedeli e ai visitatori che entravano nella cattedrale, e che per lo più non sapevano né leggere né scrivere, però poco importava: riconoscevano il mese non dal nome, ma dalla sua rappresentazione e sapevano bene che novembre era associato alla macellazione del maiale che tradizionalmente si svolgeva a partire dalla festa di San Martino.
Ecco dunque come si presentava e tuttora si presenta ai nostri occhi il Mese di novembre.


Il protagonista della scena è, appunto, il maiale, raffigurato in primo piano, così come allora lo si vedeva pascolare nelle foreste o vagare per le città con una campanella al collo per pulire le strade dalle immondizie. 
L’aspetto era profondamente diverso da quello odierno. 
Più simile a un cinghiale che al maiale rosa e glabro che si alleva attualmente, mostrava il corpo coperto di setole scure ritte sulla schiena, il grifo appuntito, le orecchie corte ed erette e i canini che emergevano ben visibili dal muso. 
Un mucchio di ghiande steso per terra è destinato ad attirarlo al luogo della macellazione. 
Dietro di lui un uomo con una tunica rossa, forse uno di quei norcini che all'epoca giravano per città e campagne, offrendo i loro servizi, si prepara a stordirlo con una pesante ascia. 
Solo dopo verrà ucciso con un colpo di coltello o di uno stilo appuntito, vibrato tra le costole diritto al cuore o alla gola, recidendo la vena giugulare per raccoglierne il sangue destinato alla confezione dei sanguinacci.
Nella scena non c’è nessuna violenza gratuita: l’uccisione dell'animale è un atto necessario, anzi uno dei momenti più importanti dell'anno, una sorta di festa a cui partecipano tutti, perché il porco è fondamentale nell'economia del tempo. Del maiale, come si diceva in un detto diventato proverbiale, non si butta via nulla, tanto che le sue benemerenze ben note a tutti comparivano enumerate in filastrocche, come quella del Testamento del porco, popolari fin dall'antichità. Avere uno o più maiali, magari allevati nei boschi da un porcaro, era sia per contadini che per i signori un segno di ricchezza e di abbondanza. 
Dopo la macellazione, si poteva contare su una provvista di cibo da usare nei momenti peggiori dell’inverno, aspettando al sicuro la fine della brutta stagione e sperando, come sempre, nel raccolto della primavera. 
Come in tutti i calendari figurati medioevali e rinascimentali, l'uccisione del maiale, insieme alla coltura del grano e della vite, rappresentava uno dei punti fermi del ciclo delle stagioni, segnate dal ripetersi delle attività agricole che ricorrevano allora immutabili e che scandivano in un modo riconoscibile a tutti l'eterno fluire del tempo. 




sabato 1 ottobre 2016

Tutto l'anno in una vetrata: ottobre




Siamo già al primo del mese ed è ormai arrivato il momento di staccare il decimo foglio del calendario che ho deciso di usare per quest'anno: il Ciclo dei Mesi realizzato nel primo quarto del XIII secolo nei colori scintillanti della vetrata per il deambulatorio sud della cattedrale di Chartres.
Ed ecco, dunque, come si presenta il mese di ottobre:





Nella parte sinistra della vetrata è raffigurata la scena legata ai lavori agricoli del mese: ancora una volta si tratta di un momento della produzione del vino.
Seduto a cavallo di una grande botte, un contadino, in tunica rossa e braghe azzurre, sta eseguendo l'operazione della colmatura, aggiungendo del nuovo vino per compensare quello che si è perso nell'evaporazione. 
Un soggetto che dimostra la perizia raggiunta delle pratiche legate alla produzione del vino e l'importanza che questa aveva nel ciclo dei lavori agricoli.
A destra, tutto lo spazio è occupata dalla raffigurazione del segno astrologico del mese: lo Scorpione, che sembra uscito dritto dritto da una di quelle raccolte di animali favolosi che costituiscono i Bestiari medioevali con il grande corpo verdastro, le quattro zampe, il muso dai tratti antropomorfi e la coda che termina con il profilo di un animale.
Ma il segno non ha nulla di minaccioso, anzi, come avviene nei calendari medioevali, l'astrologia è intimamente legata alla vita quotidiana. 
E quel bizzarro animale fantastico rappresenta, in fondo, solo  la speranza che, anche a ottobre, i benefici influssi degli astri possano garantire la buona riuscita delle attività che si svolgono nell'avvicendarsi dei mesi e delle stagioni.



  

giovedì 1 settembre 2016

Tutto l'anno in una vetrata: settembre




Inizia oggi il nono mese di quest'anno e io, per la nona volta, stacco il foglio del calendario che ho scelto per il 2016, curiosa, come sempre, di vedere cosa ci riserva per settembre.

C'era da immaginarselo: nessuna novità! Come in tutti i Cicli dei calendari figurati medioevali, anche nelle immagini rappresentate nei colori scintillanti della vetrata realizzata nel primo quarto del XIII secolo per il deambulatorio sud della cattedrale di Chartres, settembre è il mese in cui si vendemmia:





Dentro un grande tino due contadini, con le loro tuniche dai colori brillanti nei toni del rosso e del giallo, stanno pigiando i grappoli d'uva.
Anzi, uno di loro li sta ancora cogliendo da un ramo di vite sovraccarico, mentre l'altro, che sorregge con la mano destra un attrezzo agricolo, indossa la cuffietta tipica dell'epoca per difendersi dai primi freddi. 
Settembre, si sa, è in cui le giornate si fanno sempre più brevi e il fresco comincia a farsi sentire. Ma è anche (e soprattutto) il mese del vino.
La vendemmia nel medioevo rappresenta uno dei punti culminanti del calendario dei lavori dei campi e l'occasione di una festa che, finalmente, può coinvolgere tutti, signori e contadini, soprattutto quando, come nella scena raffigurata nella vetrata, i rami sinuosi della vite si curvano sotto il peso dei grappoli e la raccolta si preannuncia abbondante. 
Il vino - alimento indispensabile alla stessa stregua del pane, con cui spartisce, nel rito dell'Eucarestia, la medesima dimensione sacra - non mancherà nelle case dei ricchi, ma nemmeno alla tavola dei più poveri e già  l'odore inebriante del mosto rallegra gli animi di tutti.
Settembre si apre, dunque, con un'immagine piena di speranza, la migliore per accogliere con ottimismo l'autunno che avanza ormai rapidamente.